Dal primo mattino le strade del distretto di Baoshan si riempiono di scooter elettrici: il popolo della logistica, i delivery, gli studenti, i piccoli artigiani. C'è chi lavora nell'economia informale della raccolta differenziata. I rider sono ovunque, rapidi e silenziosi, occupano lo spazio H24. Nei mesi invernali, molti usano un accessorio che ai miei occhi è una scoperta: la coperta da scooter.
È una coperta anti-vento che si allaccia al volante attraverso due manicotti per braccia e mani, innestati su una lunga trapunta che scherma dall'aria e dal freddo il busto, le gambe, fino ai piedi.
A Shanghai le trapunte da scooter sono un prodotto di consumo di massa. Restano parcheggiate sul motorino come una sellatura esposta allo spazio pubblico. Il pattern è quasi sempre lo stesso, cambia il make-up grafico: colori diversi, motivi allover, un'estetica pop e kawaii.
L'esposizione continua all'aperto le rende però rapidamente deperibili. Sono prodotti stagionali di bassa qualità, venduti a circa 60-100 RMB sui principali market online. Il numero di coperte dismesse ogni anno potrebbe essere altissimo considerata la dimensione del traffico su due ruote con un rilevante impatto ambientale conseguente lo smaltimento di poliesteri e fibre sintetiche. Questa problematica unita ad una naturale empatia nei confronti del colorato e variegato mondo dei rider ci ha fatto immaginare una sua doppia funzione.
La trapunta cessa di essere solo uno schermo dal freddo: diventa un capo reversibile, multifunzionale, che vive dentro e fuori dalla motocicletta. Gucun Parka è un omaggio ai rider, al popolo cinese su due ruote, a Gucun Park – dove ho trascorso un mese in residenza presso il PACC (Public Art Coordination Center), spin off della Shanghai University – e a quel grande laboratorio in continua metamorfosi che è la città di Shanghai.
Gucun Parka nasce dall'incontro di due prospettive: quella dell'osservatore esterno e l'esperienza dell'abitante interno - proprio come l'incontro tra Talking Hands e Xu Hunan. La ricerca dei materiali ha seguito la stessa direzione: non poliestere commerciale, ma "panni della terra" (土布, tǔbù), tessuti a telaio, belli e incredibilmente resistenti, che portano con sé un legame profondo con la tradizione tessile cinese.
Ringraziamenti: Lai Weiran, artista dei metalli e testimonial su due ruote;
Li Ruiying, studentessa di design della Shanghai University in stage al PACC, per le fotografie;
Yang Hongkun, maestro liutaio in residenza, per la fotografia;
Lucy Cat per il coordinamento e per averci fatto correre a velocità supersonica.